La Serpentine Gallery: esercizi di architettura


Serpentine Gallery Pavilion 2007
© 2007 Olafur Eliasson and Kjetil Thorsen
Photograph © 2007 Luke Hayes Photography

Lo sapevate che a Londra, ogni anno, i Kensington Garden ospitano una sorta di sfida fra architetti? No. Beh, esattamente non è così. È un’iniziativa ben più prestigiosa. Annualmente, dal 2000 a oggi, designer e architetti di grandissima fama… …seguevengono chiamati a realizzare una struttura provvisoria, normalmente un padiglione, che arricchisca e completi la Serpentine Gallery. Il risultato è che questo programma di architettura unico al mondo richiama un pubblico di 250.000 visitatori ogni estate. Sì perché è per i mesi estivi che la struttura viene approntata e successivamente smontata per lasciar spazio, l’anno successivo, a un progetto ancora più smagliante, innovativo. A una nuova sfida insomma. Il tutto in sei mesi, dal progetto alla realizzazione per tre mesi di apertura al pubblico.

E così la Serpentine Gallery (nome che riprende dal laghetto all’interno del parco in cui si trova, Kensington) di Londra, costruita come padiglione del tè nel 1934 e diventata nel 1970 una galleria permanente per esposizioni di artisti) cambia faccia ogni estate.

Ripercorriamone la storia aiutati dal sito ufficiale http://www.serpentinegallery.org/architecture/

Il primo incarico viene dato all’architetto anglo-iracheno Zaha Hadid: la sua è una pensilina dalle forme leggere e piegate che scende fino a toccare il prato. Nel 2001 tocca a Daniel Libeskind, con un padiglione dalle linee spezzate e discontinue realizzato con una lastra di metallo piegato che trae ispirazione dagli origami giapponesi.

L’anno successivo Toyo Ito realizza un parallelepipedo con parti piene, realizzate con pannelli di alluminio verniciato di bianco e vetro trasparente. All’interno, uno spazio flessibile da utilizzare come luogo di convivialità, caffè e spazio per mostre.

2003: Oscar Niemeyer. Il suo è un piccolo edificio appoggiato su colonne e con travi di metallo di 8m che reggono un tetto in cemento armato dalla forma parabolica che appare come una nave sospesa sul prato di Kensington, mentre una passerella rossa conduce all’interno della galleria.

Nel 2004 il progetto dello studio olandese MVRD è così ambizioso da risultare proibitivo per costi e non viene realizzato.

Il 2005 è l’anno di due grandi architetti portoghesi: Alvaro Siza Viera & Eduardo Soto De Moura. La loro è una struttura in legno composta da travature coperte da lastre in policarbonato, una enorme tettoia, priva di colonne, che copre uno spazio libero illuminato da 250 lampade alimentate ad energia solare. 

Nel 2006 Rem Koolhaas e Cecil Balmond realizzano un uovo cosmico. Il padiglione appare come un enorme pallone bianco di tela di poliestere (una mongolfiera) e una cupola, un uovo gonfiato con 6000 m3 di elio e a terra una corona delinea lo spazio destinato a incontri e mostre. Il lavoro del 2007 è di Olafur Eliasson e Kjetil Thorsen: un padiglione dallo scheletro in acciaio rivestito in pannelli di compensato verniciato e con una rampa a spirale che trasporta i visitatori alla sommità dell’edificio per poter ammirare il parco dall’alto.

L’anno successivo è il turno dell’osannato Frank Gehry, che progetta una via di collegamento tra il parco e l’edificio permanente della galleria. È spazio aperto: due file di spalti paralleli limitano la via coperta da tettoie di vetro che forniscono ai visitatori un po’ d’ombra e proteggono dalla pioggia. Nient’altro che legno e vetro.

Il 2009 è la volta dello studio giapponese Sanaa, con un’altra donna, Kazuyo Sejima. Il suo è un esile tetto galleggiante in alluminio retto da sottili colonne in metallo: la copertura a specchio riflette il prato e i visitatori e capovolge l’immagine di ogni cosa in un gioco continuo di rimandi.

Jean Nouvel nel 2010 realizza un padiglione dall’immagine potente e dirompente, un’architettura che comunica con forza e in maniera eloquente la propria autonomia, s’impone con un forte contrasto rispetto al luogo in cui sorge, non foss’altro per quel vivace color rosso fuoco che lo caratterizza e per un’altezza di 12 m.

Da ultimo, Peter Zumtor,nel 2011, ha voluto realizzare uno spazio intimo di raccolta e contemplazione che invita alla riflessione. Come un chiostro di un monastero laico e moderno. Quest’anno c’è attesa per il lavoro di Herzog & De Meuron e Ai Wevei. L’inaugurazione è fissata per il primo giugno. Insomma, c’è… materiale per una visita estiva alla capitale inglese, Olimpiadi a parte, no?

Un’ultima cosa. Che fine fanno i progetti quando, a fine settembre, vengono chiusi al pubblico? Vengono venduti. Smontati e rimontati in altra parte del globo. Come è accaduto, per esempio, ai lavori di Nouvel e di Gehry, ricollocati nel sud della Francia.

http://www.serpentinegallery.org/architecture/

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